A domanda risposta: lettore di ebook o di libri? Editori che non si accorgono

Riprendiamo la rubrica A domanda risposta in occasione di un commento che ci è stato inviato in agosto sulla pagina di Facebook da un nostro lettore, Carlo. Il quesito, al quale vi chiediamo di rispondere partecipando alla discussione, riguarda se ci sia distinzione tra lettore di ebook e di libri. Si apre poi ad approfondire quanta responsabilità abbiano gli editori nel non rilasciare contenuti digitali e quindi disincentivare il download legale di ebook.

Ecco il commento, con tutto il suo portato di domande: rispondete con noi qui di seguito.

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Rispondiamo alla domanda, che in sé dà già alcune risposte molto pertinenti.

Con queste tue considerazioni, Carlo, centri pienamente la contraddizione interna al sistema editoriale quando dici che non pubblicare l’ebook di un titolo esistente su carta significa perdere un potenziale cliente. È solo che l’editore in questi casi non si è accorto che il digitale può fare da volàno al cartaceo: leggo in ebook, magari poi compro la copia cartacea perché la vedo in libreria e forse se mi viene modo di regalare quel titolo lo riacquisto su carta anche una seconda volta.

L’editore che pensa di combattere la pirateria non rilasciando i suoi contenuti in digitale danneggia i lettori (che si rivolgeranno a un altro marchio o a vie, guai a loro, illegali), danneggia gli interessi degli autori (mancate royalties) e soprattutto danneggia se stesso e il suo mercato (calo delle vendite del cartaceo che è sotto gli occhi di tutti e stagnazione del settore ebook, che sarebbe l’unico ad avere percentuali in crescita, se non fosse per qualche freno a mano tirato tentando poi di accelerare quando si è ormai fuori tempo massimo per recuperare il ritardo).

E non fa miglior servizio al digitale quell’editore che si vanta di digitalizzare 700/1000 titoli del suo catalogo in un colpo solo, ma spaventato dai preventivi dei fornitori e dai tempi non comprimibili che richiede ogni lavoro editorialmente ben fatto, opta per un appalto al ribasso in India o Cina pensando di fare un affarone. Il più delle volte si ritroverà con un OCR grezzo, con file dall’italiano approssimativo pieno di refusi: la revisione editoriale — perché è da ribadire che dopo ogni digitalizzazione occorre la revisione editoriale, quella fatta da “umani”, intendo, da redattori —, dicevo, la revisione editoriale costerà all’editore tre volte quel che ha risparmiato (sempre che la faccia, certo, perché nei disegni dell’ormai diffuso “orrore editoriale” può anche decidere di controllare a campionatura o non far revisionare per nulla i testi e mandare il tutto in produzione perché si producano gli ebook secondo i tempi di uscita dettati dal marketing). Insomma, il risultato sarà immettere sul mercato digitale ebook disfunzionali alla lettura.

Ma torniamo alla domanda posta all’inizio: esiste una distinzione tra lettore di ebook e lettore di libri cartacei? A nostro avviso non esiste una netta distinzione. Se un discrimine c’è è dato solo dalla familiarità con la tecnologia che ognuno di noi può avere o non avere affatto, insomma, dai limiti posti dall’«era dell’accesso», ma non altro.

Molti che leggevano solo cartaceo si sono avvicinati al digitale e hanno deciso di non lasciarlo mai più abbandonando la carta, è vero, ma la maggioranza dei lettori legge in digitale alcuni titoli e altri li preferisce su ebook, senza rinunciare a una delle due vie di lettura. Oppure inizia il libro, poi mentre si annoia in coda davanti a un qualche sportello prosegue su uno smartphone o sull’ereader che porta sempre con sé, e infine a casa la sera dal comodino riprende a sfogliare la copia cartacea. Intercambiabilità, purché si legga.

È vero anche che molti leggono solo in digitale. Come te per motivi pratici e comodità. Oppure perché prima non leggevano affatto, ma la curiosità per la tecnologia li ha portati a provare il download di un ebook e la scoperta di nuovi viaggi immaginari, stando comodamente seduti in poltrona, li ha conquistati.

La lettura comunque non è esclusiva ma inclusiva, e se si legge digitale non significa che non si legga su carta (come pure viceversa), anzi, spesso si legge più di prima. È solo che certi editori non se ne accorgono.

Quale che sia la nostra opinione al riguardo, l’identikit del lettore non lo troverai da nessuna parte, meno che mai nei sondaggi “spannometrici” che spuntano a ondate nei siti di settore. E voi che cosa ne pensate?

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11 Comments

  1. Ormai leggo quasi tutto in digitale, a meno che un titolo lo trovi solamente in cartaceo, ma soprattutto lo faccio per comodità
    Questo però non vuol dire che non compri più libri cartacei, perché se un libro mi piace lo comprò anche solo per il gusto di averlo in libreria.

    Quello che non trovo giusto, e che penso dia vergognoso da parte degli editori, è che se io compro il libro cartaceo devo pagarmi a prezzo pieno l’ebook. Se uno si compra il cartaceo dovrebbe avere l’ebook ad un prezzo simbolico si 1€ (se non regalato come fa AMAZON in US), anche perchè tante volte si legge l’ebook quando è scomodo portarsi dietro il libro o si ha paura di rovinarlo

  2. Sono d’accordo con Matteo.
    Io ho ridimensionato di molto i miei acquisti perché ad un certo punto mi sono detta: “Perché mi devo accontentare e comperare lo stesso? Solo perché non c’è alternativa? Allora non ci sto!”
    Il calo di acquisto di libri di carta ce l’ho anche senza tirare in ballo l’e-reader. Dove li metto? Al limite l’e-reader salva gli acquisti a cui diversamente avrei rinunciato.
    Di ogni libro di carta che acquisto io devo avere la copia elettronica. Questa è la mia lotta, questo il tentativo infruttuoso che mi porta spesso a rinunciare ad un acquisto, anche solo per protestare il mio disappunto. Se proprio sono interessata me lo faccio prestare. Non ci guadagneranno niente comunque. Una volta si faceva così anche senza e-reader
    Se in generale compero meno carta, non è certo colpa dell’elettronica ma del fatto che, ultimamente, non trovo titoli che mi stimolano. Infatti sto rileggendo vecchi libri e – cavoli! – finalmente mi diverto di nuovo! Mi piacerebbe ritrovare quei libri in formato epub. Li ricomprerei da capo nel nuovo formato anche se già li posseggo. Fate vuoi il prezzo, ma fateli!
    Il formato elettronico offre una miriade di possibilità. Ma ci pensate ripubblicare titoli vecchi o improbabili? Titoli di cui sei certo del successo?
    Perché nessun editore comprende queste cose?

  3. Ragazzi vi seguo sempre con piacere ma suvvia, questa volta parlate degli editori quando il principale problema della mancata digitalizzazione sono proprio gli autori che non cedono i diritti, in seconda battuta la complessità di conversione di titoli vecchi, di cui non ci sono a disposizione formati digitali da cui estrapolare l’epub… Mi sembravano temi ormai assodati e di dominio pubblico, suvvia :-)
    Per Matteo invece, sul cartaceo+ebook in Italia è difficile soprattutto perché i test che si son fatti, gruppo mondadori soprattutto, da quello che avevo letto son tutti risultati con poche vendite del cartaceo e tanto download illegali coi codici (così che chi ha comprato il cartaceo si ritrovava senza ebook, scaricato da qualche furbetto). Però mi pare che Ibs abbia fatto online un’iniziativa simile, cartaceo+ebook a inizio estate, o sbaglio?

    • diciamoci la verità non si ha voglia di farlo
      Per gli acquisti internet quando acquisti il libro il rivenditore ti manda alla tua mail il libro o ti genera un link per il download
      per le librerie fisiche basterebbe inserire nei libri un codice univoco nascosto (per intenderci come quello delle ricariche telefoniche) che l’ utente dovrà poi inserire nel sito per scaricarlo.
      Oppure il codice dovrebbe essere rilasciato alla cassa dopo l’emissione dello scontrino (con un programma via web)

    • Juls, sul fatto che siano gli autori a non cedere i diritti per pubblicare in digitale non sono d’accordo, è la risposta che danno di solito alcuni editori per motivare il fatto che non escono gli ebook.
      Le esperienze che citi di abbinamento libro + ebook (bundling) in Italia ci sono ma si contano sulle dita di una mano e hanno una valenza ancora del tutto sperimentale. Hai poi ragione sul mancato funzionamento dei “codici di autenticazione” che si appoggiano a meccanismi poco sofisticati come sicurezza o invece troppo astrusi per essere accessibili e pratici.

      • Cara Elena, sfatiamo questo mito e spezziamo una lancia in favore di Juls. Ci sarà qualcuno che fa il furbo ma “è la risposta che danno di solito [la maggioranza degli] editori…” quando davvero i loro autori non ne vogliono sapere di cedere i diritti per la riproduzione digitale delle loro storie (chi ha allora paura della pirateria o del plagio?) oppure la loro richiesta economica non è ritenuta conveniente dall’editore. C’è molto lavoro per gli uffici diritti ultimamente ;)

        • Luca, quanti lavorano ai contratti di edizione di questi tempi hanno davvero molto da fare :-)
          Ma a quanto mi risulta è anche vero che il contratto disgiunto all’autore di rado viene sottoposto alla firma, nel senso che gli viene fatto un contratto che comprende sia la carta sia il digitale, non è che lui possa decidere più di tanto di firmare solo per l’uscita su carta. Semmai questa è decisione dell’editore. E’ un pacchetto.
          Poi sai a poter dettar le condizioni sono davvero pochi autori, per tutti gli altri le percentuali oscillano tra il 6/9%.
          Se gli autori decideranno mai di siglare contratti disgiunti – pubblico in carta con te per un 6%, ma distribuisco in digitale con altri più innovativi che mi riconoscono 50/60% – credimi sarà da far tremare i polsi.

  4. Almeno il 70% delle mie letture sono ormai digitale. Se certi editori adottassero il social DRM invece del DRM Adobe, quella percentuale aumenterebbe ancora. La pirateria? Esiste, ma il DRM Adobe non la fermerà. Iperborea è una casa editrice che usa solo il social DRM: sta fallendo? No. Hanno una forte identità, un seguito di lettori fedeli, e in un panorama editoriale italiano che arretra, resistono e rilanciano. Inoltre noto che lentamente, certi titoli che non erano più disponibili, lo sono in digitale.

  5. In effetti, scegliere di non fare ebook è quanto di più stupido possa esistere. Cercano di resistere al progresso, alimentando in maniera selvaggia la pirateria. Un po’ come accadde con le major discografiche. E sappiamo che fine abbiano fatto. La mancanza di contenuto legali alimenta la pirateria, è una logica ben consolidata. Invece di battersi per ridurre le tasse sull’elettronico, favorendo si il compratore che l’autore, si arrabbattano con strategie idiote e prive di lungimiranza. Prevedo un ulteriore aumento del self-publishing. I nativi digitali, scrittori del futuro, non avranno certo bisogno -tra 10 anni, forse meno- di appoggiarsi a una casa editrice.

  6. Automaticjack says:

    Non credo che la pirateria per i libri abbia la stessa diffusione che in altri settori perché:

    1. A leggere i libri in modo assiduo non sono certo i ragazzini smanettoni della generazione “usa e getta” ma persone adulte che apprezzano il valore di un testo e ci tengono ad avere (e pagare) la loro copia originale (a volte persino nei due formati come testimoniato da molti di voi);

    2. Un testo piratato, qualitativamente parlando, non offre la stessa esperienza di lettura di un testo originale (se già ci sono errori e refusi negli originali, figuratevi cosa c’é in un prodotto casalingo);

    Per quanto riguarda il rilascio di materiale in digitale da parte di privati, non sono contrario nel caso di testi difficilmente reperibili anche nell’usato.
    In questo caso, chi possiede vecchissime edizioni ormai scomparse di testi che non verranno più ripubblicati (nè in cartaceo né in digitale) fa un favore alla collettività intera nel diffonderli sul Web spesso sacrificando tempo e risorse per il solo piacere di mettere qualcosa di proprio a disposizione degli altri.