Ebook a proposito di banche: “Rimetti a noi i nostri debiti” di Luca Ciarrocca [ #EbookIncipit ]

rimetti_a_noi_i_ns_deb«Non possono esservi di nuovo ripresa e sviluppo senza abolire, cancellare, rimettere il debito pubblico, che soffoca la crescita e impoverisce i cittadini». È questo il presupposto del titolo che vi diamo in lettura oggi. Rimetti a noi i nostri debiti di Luca Ciarrocca (in digitale a cura di goWare, nei formati epub e Kindle, è uscito in cartaceo nel 2015 per Guerini e Associati) svela davvero il suo contenuto nel sottotitolo Una nuova lotta di classe contro le oligarchie bancarie. 

Ospitiamo nella rubrica #EbookIncipit l’anteprima:

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Rimetti a noi i nostri debiti

Una nuova lotta di classe contro le oligarchie bancarie 

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Dobbiamo essere preoccupati del debito globale, in forte crescita dall’apocalittica crisi del 2008 ad oggi? Sì, soprattutto se si considera che in molti casi precedenti nella storia il debito totale era in effetti aumentato addirittura a livelli superiori a quelli odierni, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti

o altrove, ma mai in tempo di pace. Oggi esistono forti tensioni geopolitiche globali, tra le due potenze nucleari Stati Uniti e Russia, soprattutto sul fronte Ucraina, ma i grandi blocchi militari del pianeta (Europa/Nato, usa, Cina e Russia) non sono in guerra guerreggiata tra di loro. Nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale, con la ripresa della crescita economica, il debito prese la strada del calo. Ai nostri tempi non vi sono guerre ma il debito invece di calare sale, e non avverrà un’inversione di tendenza. Un esempio? Il Ministero delle Finanze di Israele ha previsto che il debito pubblico di Tel Aviv dovrebbe passare dal 67% del pil al 170% nel corso del prossimo mezzo secolo. Gli israeliani almeno hanno il coraggio, perfino esagerato, dell’oggettività. Noi italiani siamo abituati da anni alle menzogne irrealistiche sul calo del debito propalate dai governi, mentre continua imperterrito a crescere.

Ad alimentare la spirale debitoria mondiale contribuiscono vari fattori. A parte la tendenza delle nazioni emergenti ad aumentare l’appetito per i prestiti al fine di dare ossigeno allo sviluppo delle loro economie, sul fronte occidentale diversi segnali non incoraggianti suggeriscono che il livello di indebitamento, privato e pubblico, è improbabile che smetta di crescere nel prossimo futuro. Se la crescita della produttività nel mondo rimanesse per ipotesi la stessa di oggi (uno scenario relativamente ottimistico), allora l’economia globale dovrebbe registrare un calo della crescita del pil mondiale da circa il 3,6%, che è la media degli ultimi cinquant’anni, a circa il 2% nei prossimi cinquanta, stando alle ultime proiezioni di centri di ricerca come McKinsey.

I tassi di rallentamento sono diversi da un paese all’altro ma fanno paura, con effetti drammatici sui quali la politica e i governi glissano, preferendo ignorare il tema e dedicandosi invece alla propaganda verso le masse, veicolando scenari di falsa prosperità. In Germania, la super-potenza europea, le proiezioni prevedono che nel 2050 ci saranno 15 milioni di persone in meno occupate nel mondo del lavoro, per cui il tasso di crescita medio del paese nel corso dei prossimi 50 anni sarà dimezzato. Non abbiamo i dati sull’Italia ma assumere che la stessa tendenza con estrapolazione verso il peggio sia credibile non pare azzardato.

Molte economie di paesi industrialmente avanzati, Europa in testa, saranno quindi strette in una morsa mortale, con popolazioni in rapido invecchiamento, contribuenti in età lavorativa in netto calo e in parallelo la necessità di rispettare obblighi assistenziali e pensionistici pesanti, risalenti per struttura e meccanismo a un’epoca che fu e ora è andata per sempre, quando i tassi di sviluppo dell’economia erano decenti, il numero di persone con un posto di lavoro era più ampio e i pagamenti previdenziali da parte dello Stato più generosi e a costi accessibili. È chiaro quindi che la quantità di debito che grava sul mondo è molto più probabile che aumenti rispetto all’ipotesi inversa ossia che si riduca nei prossimi decenni. Il corollario è che i paesi fortemente indebitati come l’Italia (dettagli più avanti) stanno per far fronte a possibili shock derivanti dal dover vivere in futuro con oneri del debito molto più alti rispetto a quelli attuali.

Le banche centrali rappresentate dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (vedi Appendice) guidate da Federal Reserve e Banca Centrale Europea, braccio armato delle banche commerciali globali, grandi manipolatrici del mercato finanziario e artefici dei cicli di «boom and bust» (crescita e depressione) non riusciranno a garantire per sempre i tassi di interesse a zero o sottozero come accaduto in tempi recenti. E quando i tassi ricominceranno prima o poi a salire, anche l’onere per il servizio al debito dei paesi indebitati è destinato a impennarsi. Il panorama è cambiato radicalmente da quando, dopo la Grande Recessione post 2008, i governi e le banche centrali hanno messo sul piatto una cifra incommensurabile che, a seconda delle stime, va dai 15 ai 22 trilioni di dollari, con i bilanci delle banche centrali esplosi (dal 2007 a oggi sono sostanzialmente triplicati) per consentire di «drogare» il sistema a furia di «allentamenti monetari»; un costo immenso che non ha precedenti nella storia economica e di cui non sono state ancora valutate o capite le enormi conseguenze economiche e sociali.

In questo panorama e in tali condizioni tecniche di liquidità (Bill Gross, un noto gestore americano di fondi obbligazionari, fa il paragone con la possibile esplosione di una super-nova), di quanto in futuro aumenteranno o non aumenteranno i tassi d’interesse, e quanto velocemente, sarà fondamentale per capire quale livello di pericolosità la bolla del debito assumerà; e soprattutto quanto tale scenario sia compatibile con le politiche di austerità in questo momento dominanti, soprattutto in Europa. Allarmante anche il tasso al quale il debito sta aumentando in alcuni paesi emergenti, con debiti denominati in dollari piuttosto che nelle monete locali, il che renderà questi debiti più difficili e più cari da «servire», con un rialzo dei tassi e un cambio del dollaro in rafforzamento, molto negativo per i mercati in via di sviluppo.

Il pessimista è un ottimista ben informato, si dice. E in uno scenario economico globale incerto come l’attuale, sembra corretto ipotizzare che qualcosa di importante possa andar male in futuro. Nuovi «Cigni Neri» sono all’orizzonte. Come la crisi in Cina, per esempio. Dove la crescita economica rallenta e i livelli di debito aumentano di quasi il 20% all’anno, un ritmo due volte più veloce rispetto alla crescita dell’economia.

Ergo, la capacità di Pechino di resistere alle onde d’urto di un terremoto economico-finanziario potrebbe benissimo essere limitata. Per quanto il Comitato Centrale del Partito comunista cinese sia maestro nel mischiare capitalismo ed economia dirigista tramite interventi di sostegno della borsa e svalutazione dello yuan, come abbiamo visto nell’agosto 2015 (5% in tre giorni). La grande domanda è se ci si può aspettare che questo scenario si verifichi senza poter ipotizzare una correzione di rotta, oppure se ci può essere un’alternativa per ridurre o in parte prosciugare l’enorme oceano di debito nel mondo. Se i politici hanno il terrore di parlarne per le conseguenze a catena che simili ipotesi potrebbero avere sui mercati (ma possibile che siamo ormai talmente dipendenti dai mercati e dal mantra del finto, perenne ottimismo, al punto da non poter sopportare ribassi in borsa oppure che i ricchi perdano soldi nel breve termine nelle loro gestioni di portafoglio?) una seria analisi sul cancro del debito nelle moderne società, prima che diventi metastasi, darebbe credibilità al nostro sistema sociale e all’organizzazione delle nostre vite, non solo al sistema economico e monetario.

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  • Autore: Luca Ciarrocca
  • Bio: Luca Ciarrocca è giornalista, ha fondato Wall Street Italia e nel 2015 Italia.co. È autore per Chiarelettere del titolo I padroni del mondo – Come la cupola della finanza mondiale decide il destino dei governi e delle popolazioni.
  • Anno pubblicazione: 2015
  • Lingua:  italiano
  • Categorie: economia, finanza
  • Pubblicato con: Guerini e Associati / goWare
  • Formati ebook disponibili: epub; formato Kindle
  • Dimensione file: 953,1 KB
  • Lunghezza: 191 pagine (nel cartaceo)
  • Protezione: senza DRM
  • File/Record aggiornato il: n.p.
  • ISBN: 9788862506113
  • Prezzo: € 9,99 ebook / 15,50 copia a stampa

Link epub su Ibs.it

Link formato Kindle su Amazon.it

Link formato cartaceo su Ibs.it

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