Esce in ebook “Stelle di Eger” di Géza Gárdonyi: un’esclusiva dalla letteratura ungherese

Stelle di Eger di Géza Gárdonyi è il romanzo più amato e popolare della letteratura ungherese e a oltre 100 anni dalla sua uscita non è stato ancora proposto ai lettori italiani. Noi intendiamo pubblicarlo in ebook nella traduzione italiana di Patricia Nagy. Per farlo vi invitiamo a sostenere il progetto con una modalità «100per100digitale» sulla piattaforma di crowdfunding produzionidalbasso.com (vi troverete anche la sinossi dell’opera).

Una formula nuova per sostenere i libri e gli ebook, una formula da suggerire anche all’editoria tradizionale.

Presenteremo l’ebook di Stelle di Eger a maggio 2015 al Salone Internazionale del Libro di Torino (#SalTO15) nella sezione digitale di Book to the Future. Intanto, per la prossima settimana pubblicheremo qui sul blog l’incipit del romanzo.

Un piccolo impegno per un progetto di lettura che potete sostenere in prima persona oppure aiutare a diffondere con il passaparola, sui social network usate con noi l’hashtag #StellediEger.

Noi intanto con questo aggiungiamo una minuta tessera a un mosaico rimasto incompiuto, dato che di Géza Gárdonyi in italiano erano stati tradotti:

– Az a hatalmas harmadik, 1903, trad. it. Quel misterioso terzo, Genio, 1934

– Isten rabjai, 1908, trad. it. Gli schiavi di Dio, UTET, 1939

– Az én falum, 1908, trad. it. Il mio villaggio, Istituto statale d’arte Urbino, 1958

– A láthatatlan ember, 1901, trad. it. Sotto la tenda di Attila, Bruno Mondadori, 1983.

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12 Comments

  1. Interessante se non va a sostituire il cartaceo

  2. Riccardo, sì, noi promuoviamo da sempre il digitale senza affossare il cartaceo: coesistono. Se guardi il “prenota” di Stelle di Eger puoi prenotare l’ebook oppure il cartaceo, oppure scegliere entrambi in abbinamento.
    Prenotate, va, che non vi capita più un’altra volta una lettura così per lettori forti.

  3. Mi sono fidato, #progettosostenuto

  4. Io ho letto il libro in lingua originale tanti anni fa, e adesso l’ho riletto in italiano, quanta gioia, che bella storia e traduzione!!!! Complimenti alla tradutrice!

    • Eva, grazie di avere condiviso qui il tuo entusiasmo :-)
      Sì, è un bel libro davvero, che sia rimasto per oltre 100 anni non tradotto e pubblicato per il pubblico italiano la dice lunga su quanto il mercato nostrano sia “ingessato”.

      • Laura Sgarioto says:

        Una regola fondamentale del mestiere di traduttore è che si traduce sempre verso la propria lingua madre e non viceversa. In questo caso questa norma è stata palesemente violata. Mi chiedo se i fondi raccolti con questo crowdfunding saranno impiegati anche per sottoporre questa traduzione a un rigoroso processo di revisione e editing.
        Cordialmente,
        Laura Sgarioto

        • Laura, grazie per la precisazione, è vero, si traduce sempre da una lingua verso la propria lingua madre. Come professionista però sa (una nota per i nostri lettori: Sgarioto è traduttrice di Sandor Marai), dicevo, sa che il principio non vale per i bilingui. Nagy è bilingue.
          Poi è da tenere presente che la tradizione traduttoria della letteratura ungherese ha dei prrcedenti, arrivò in Italia, tra le due guerre, proprio da insegnanti e letterati della città di Fiume, una terra contesa che diede ottime traduzioni di italiani e ungheresi, bilingui, che quindi facevano convivere i due codici linguistici.I traduttori fiumani fecero conoscere gli scrittori ungheresi in Italia.
          Circa la revisione non ci è stato per ora affidato un tale incarico, noi come blog ci siamo limitati a fare lo scouting del titolo, cioè segnalarlo all’attenzione dei lettori. Come editor lo ritengo necessario su ogni traduzione, ma in questo caso è una scelta della traduttrice che al momento autopubblica.

          • Cinzia Franchi says:

            L’autrice non è bilingue: da dove viene tratta tale informazione? Qualunque sia la fonte, segnalo che tale dato non corrisponde alla realtà. Anche per questo, non capisco cosa c’entrino con la sig.ra Patricia Nagy i traduttori fiumani, che erano veramente bilingui e tradussero molte opere ungheresi nel periodo interbellico del XX secolo.
            Il testo nella sua traduzione – a differenza del notevole originale ungherese – purtroppo sin dalla prima riga è un susseguirsi di errori, travisamenti e scelte stilistiche e lessicali eufemisticamente discutibili. Su richiesta di una istituzione alla quale la sig.ra Nagy si era rivolta per chiedere fondi per la pubblicazione, ho letto il volume e scritto una relazione riguardante alcune decine di pagine della medesima. Segnalo solo alcune tra le innumerevoli osservazioni: 1) scelta incomprensibile: i nomi ungheresi vengono lasciati ‘all’ungherese’ ovvero anche nella versione italiana compare prima il cognome e poi il nome. Non se ne comprende il senso, né tantomeno l’utilità per il lettore italiano; 2) L’inizio del capitolo A patakban két gyermek fürdik: egy fiú meg egy leány. viene tradotto con “nel ruscello ci sono”, mentre nell’originale ungherese i bambini stanno nuotando. E in questo modo si prosegue, con vari altri casi nei quali la traduzione del verbo è totalmente altra rispetto all’originale, senza che ve ne sia motivo; 3) le ‘branchie’ del granchio (invece delle chele) – e si potrebbe proseguire all’infinito. Evidentemente nessuno di coloro che ha promosso su questo sito il crowfunding ha letto neppure le prime pagine del testo, che sono già piene di ‘perle’, travisamenti, errori etc. per poi proseguire così fino alla fine del volume.
            Cordialmente,
            Cinzia Franchi
            Ricercatore di Lingua e Letteratura Ungherese,
            Università di Padova

  5. Gentile Cinzia Franchi, prima di suggerire all’attenzione del lettore italiano questo titolo ho letto integralmente il volume dell’edizione cartacea che era stata stampata in proprio dalla traduttrice, non direi quindi sia il caso di partire con accuse contro questo blog.
    Nel leggere in verità ho trovato errori anche più trascurati di quelli che ha citato (tipo ciechi al posto di cechi o manate in luogo di manciate).
    Ma non stiamo qui parlando della stampa 2013 ma di un ebook in preparazione, quindi sarà cura della traduttrice – perché è nel suo interesse – espungere errori e sottoporre a revisione il testo.
    Se così non sarà dovrà darne ragione, immagino.

    So possa sembrare strano, ma io per prima sono stata lieta di poter leggere Gardonyi in una veste ancora da revisionare, invece che non leggerlo per nulla e non sentirne parlare in traduzione italiana.

    Le due domande che restano sono:
    - perché per oltre 100 anni non è stato tradotto in italiano
    - perché nessun editore lo ha pubblicato per il pubblico italiano.

    • Cinzia Franchi says:

      Il fatto che finora il libro non fosse stato pubblicato non è un buon motivo per pubblicarlo in una traduzione piena di errori. Le pagine che sono state pubblicate su questo sito come ‘anteprima’, inoltre, non recano traccia di alcuna revisione.
      La traduttrice, per come ha tradotto, a mio parere non è in grado di rivedere il testo poiché non ha contezza dei propri limiti e della propria mancata conoscenza di alcuni fondamentali aspetti grammaticali, lessicali, morfologici, stilistici, di registro e d’uso dell’italiano, non essendo – come erroneamente affermato – bilingue. Anche chi – a quanto scritto all’interno del volume – l’avrebbe aiutata nella revisione da madrelingua italiano, o lo ha fatto in modo molto distratto, o non ha preso in considerazione gli innumerevoli errori immediatamente visibili ad una prima lettura.
      Se lei, da editore serio, vuole ripubblicare questo libro le suggerirei – da docente e studiosa della lingua ungherese, da ricercatrice nell’ambito della traduzione letteraria dall’ungherese all’italiano – di affidare la revisione del testo ad una persona di madrelingua italiana competente.
      Di esperti ed esperte della traduzione dall’ungherese all’italiano, di madrelingua e cultura italiana, ce ne sono diversi/e, anche se non è detto che accetterebbero perché in alcuni casi rivedere una traduzione fatta male è un lavoro talmente impervio che conviene ritradurre direttamente l’opera.

      p.s. come editore, penso che lei sia a conoscenza del fatto che anche se un traduttore PROFESSIONALE è bilingue (e ne conosco) non tradurrà mai da entrambe le lingue che padroneggia, ma ne sceglierà UNA SOLA (e unicamente quella) come lingua madre verso la quale tradurre. Nel caso di P. Nagy il problema non si pone, perché la traduzione di “Egri csillagok” rivela la sua conoscenza lacunosa dell’italiano, che ovviamente non può consentire di attribuirle alcuna patente di ‘bilinguismo’.

  6. Forse non è chiara la situazione:
    1. noi non siamo editori (almeno per ora) ma un blog di informazione
    2. non abbiamo pubblicato la versione cartacea né ne siamo i curatori
    3. abbiamo solo segnalato ai lettori italiani un’opera ungherese che per oltre 100 anni nessuno ha proposto loro in lettura
    4. l’opera uscirà (forse) in formato digitale in autopubblicazione ma NON a nostra cura.

    Ergo per qualsiasi problema che intraveda nel testo, o se vuole proporre collaborazioni di sorta, scriva pure direttamente alla traduttrice.

    E non a questo blog. grazie

    • Automaticjack says:

      Ce ne vuole per farle girare a Elena, ma complimenti per la (inutile) perseveranza!
      Bastava leggere la risposta alla dottoressa Sgarioto per capire che questa era solo una segnalazione. Un conto sono le giuste e puntuali osservazioni altro le insistenze al limite del trolling.
      Indipendentemente da tutto, fa comunque piacere che ben due ricercatrici seguano questo blog.