I dati Amazon sulle sottolineature ebook: osservazioni di Gino Roncaglia

Amazon ha reso noti attraverso un comunicato stampa (che potete leggere a questo link) i dati sulle sottolineature degli ebook letti in Italia, dati raccolti attraverso i suoi device Kindle che in modalità connessa trasmettono allo store le nostre letture, cioè il titolo che leggo, il numero di pagine digitali sfogliate, le sottolineature dei passi salienti, il punto in cui sospendo la lettura e magari non la riprenderò più. Insomma, quegli stessi dati che anche altri come Kobo raccolgono per rielaborarli a fini commerciali. Subito in Rete è stato un rilancio della notizia. Ma i dati da soli risultano a volte poco trasparenti, se non contestualizzati, ci aiuta in questo nel presente “guest postGino Roncaglia, con alcune osservazioni proposte in un suo post su Facebook.

Gino Roncaglia al convegno di Pisa del novembre 2013.

Gino Roncaglia al convegno di Pisa del novembre 2013.

Oggi ne parlano tutti, ecco dunque alcune osservazioni sui dati relativi alle #sottolineature forniti da #Amazon.

Una delle lamentele più comuni, nei commenti che ho letto, è l’assenza di qualunque dato quantitativo; assenza che renderebbe questi dati totalmente privi di significato. In realtà, non è proprio così. Se è vero infatti che Amazon non fornisce praticamente mai dati quantitativi (e questo è un male), è anche vero che almeno il numero di sottolineature, per i brani citati, è facilmente desumibile semplicemente scaricando l’ebook su un #Kindle e andando a verificare il passo. Si tratta infatti di una informazione che il software di lettura fornisce, almeno su alcuni dispositivi.

Amazon_classifica

Stralcio del comunicato stampa per il mercato italiano Amazon datato Lussemburgo, 8 aprile 2014.

Così, per fare un esempio con un titolo che ho sottomano, si scopre che il brano tratto da I Miserabili «Esser santo è un’eccezione; esser giusto è la regola. Sbagliate, mancate, peccate, ma siate giusti», è stato sottolineato – solo nell’edizione del progetto Manuzio pubblicata da Liber Liber – da 185 lettori. E la stessa operazione si può ripetere con gli altri libri e le altre citazioni (in questo momento la versione gratuita de La coscienza di Zeno appare, curiosamente, “in revisione” e non è scaricabile, ma se non sbaglio le sottolineature del passo in testa alla classifica, «È un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente» erano più di 500).

Alcuni dati dunque ci sono (anche se sarebbe preferibile averne di più), e le informazioni fornite non mi sembrano prive di interesse. Ci dicono, mi pare, almeno cinque cose:

1. Nonostante il meccanismo delle “sottolineature” digitali non sia certo particolarmente immediato o intuitivo, anche in digitale si sottolinea molto. La gestione delle sottolineature e delle annotazioni, rispetto alla quale il digitale è per certi versi (immediatezza, ergonomia, standardizzazione delle procedure) ancora indietro rispetto al cartaceo, costituisce un requisito essenziale per un buon ambiente di lettura.

2. La presenza nella lista di diversi classici distribuiti gratis o quasi ci dice che – probabilmente proprio perché possono circolare liberamente e fuori diritti – i classici non sono affatto “dimenticati” nell’ecosistema digitale, e anzi circolano in maniera particolarmente efficace. Lo sapevamo già da diversi anni (Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen era alcuni anni fa il testo in assoluto più letto in digitale, almeno secondo non ricordo più quale analisi…), ma è interessante verificare che questo vale anche in Italia.

3. Si sottolinea molto anche la narrativa, e perfino la narrativa di infima qualità e di lettura veloce come Dan Brown. La pratica della sottolineatura, dunque, non è affatto limitata allo studio e alla saggistica (che sono anzi i grandi assenti dalla lista di Amazon – dato anch’esso rilevante). E da questo punto di vista, un vantaggio dell’ecosistema digitale c’è: se è vero che sottolineare a matita è assai semplice e immediato, è anche vero che non leggiamo sempre con una matita in mano (e difficilmente leggeremmo Dan Brown con una matita in mano). In digitale, anche se la procedura è meno immediata, lo strumento di sottolineatura è sempre a disposizione.

4. La tipologia più frequente di sottolineature è abbastanza desolantemente prevedibile: anche quando si tratta di grandi autori e di passi importanti e significativi delle loro opere, la sottolineatura – isolata dal contesto – finisce per produrre delle massime abbastanza vicine a quelle dei Baci Perugina. E su questo bisogna riflettere: mentre la sottolineatura manuale resta sempre inserita nel proprio contesto, quella elettronica va a produrre collezioni di passi decontestualizzati (un po’ simili agli scrapbooks o alle raccolte di massime, popolari nell’Ottocento). Gli strumenti per la gestione delle sottolineature dovranno dunque sempre prevedere il “ritorno indietro” dalla citazione al testo; cosa non banale se per esempio le sottolineature vengono esportate.

5. Infine, la questione della privacy. Di per sé, questi dati aggregati non pongono credo alcun problema di privacy. Ma ci ricordano l’incredibile quantità di informazioni che gli ereader raccolgono su ognuno di noi e sulle nostre pratiche di lettura: non solo i passi sottolineati e le annotazioni, ma anche ogni singolo cambiamento di pagina, e dunque i tempi di lettura di ogni pagina, le parti del libro che vengono in genere lette in maniera più veloce e senza soste, quelle invece più faticose e che portano spesso il lettore ad abbandonare la lettura, quelle che vengono spesso saltate… Si tratta di dati che dal punto di vista individuale problemi di privacy evidentemente ne pongono eccome, e che dal punto di vista aggregato costituiscono un enorme valore economico e un serbatoio di informazioni per le quali autori ed editori sarebbero disposti a pagare parecchio (e anche i critici letterari, che però difficilmente avrebbero i soldi per pagarseli, se fossero in vendita)…

 

Gino Roncaglia insegna presso l’Università della Tuscia. È da anni studioso sui temi “ebook” e “futuro del libro”: tra le sue pubblicazioni segnaliamo La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, Laterza, 2010.

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