La scrittura digitale non ha bisogno di una pagina

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In digitale la pagina non è più una pagina. Come ci insegna in questo guest post Fabrizio Venerandi di Quintadicopertina.

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Sto leggendo un saggio di Bianca Gai (Costruire il libro del futuro. Dematerializzazione, geolocalizzazione e realtà virtuale) che parla del libro digitale e di come la lettura digitale si porti dietro tutta una serie di caratteristiche legate al concetto di pagina fisica, quella del libro di carta. Anche una pagina web è una pagina (anche se costruita in scroll), anche un ebook è ragionato in pagine per quanto “dinamiche”.
Il concetto di pagina sembra intimamente legato a quello di lettura, ma non è un concetto legato invece a quello di digitale.
Chiunque abbia letto giocato a una avventura testuale Anni Ottanta-Novanta avrà chiaro questo concetto: la scrittura digitale non ha bisogno di una pagina e può invece svilupparsi in nodi e atomi di testo che occupano uno spazio del tutto immaginario e occasionale.
Nelle avventure testuali o nei mud la storia generava incessantemente, nuovo testo che si accodava al precedente, non in lettura pagina, ma con una funzione molto simile a quella del “log” informatico: uno storico di quello che si era letto, ma non più fruibile se non in modalità passiva. La storia vera era quella in fondo, quella che si stava generando in quel momento.
Senza voler scomodare programmi Anni Ottanta, è quello che succede oggi in App di narrazione interattiva come Lifeline.
Mentre la pagina è materiale sempre vivo, nel digitale la narrativa può farne a meno, vivere nel testo generato di volta in volta.
Anche Alexandria, altra App di narrazione interattiva, pone un testo, delle scelte possibili e poi genera nuovo testo a partire dalle scelte fatte. In questo caso la narrazione è implacabile: non posso rileggere le cose che ho letto. La narrazione ha una funzione simulativa e quindi vengo aggiornato su cosa le mie scelte hanno scatenato nella storia che sto leggendo. Il testo è perennemente vivo.
Anche negli ebook è possibile rompere la parete illusoria della pagina, basta addentrarsi nel mondo della programmazione e progettare contenuti testuali che si modificano; la pagina allora non racchiude un contenuto, ma diventa un semplice incidente, un posto dove accadono cose che potrebbero succedere anche altrove. Nelle Poesie elettroniche che ho scritto ci sono momenti di questo tipo. Una pagina potrebbe non girarsi mai, perché tutte le cose che devo raccontare accadono in quella sola pagina, che non sta ferma un attimo.

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Fabrizio Venerandi (Quintadicopertina), come scrive lui stesso nel suo curriculum in Rete,  «nasce a Genova nel 1970, ma smette quasi subito». Di Venerandi puoi leggere le Poesie elettroniche in formato epub3 acquistandole su
e per quanti usano il
formato Kindle leggere anche altri suoi titoli di diverso genere come: 

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Altre letture consigliate:

Bianca Gai, Costruire il libro del futuro. Dematerializzazione, geolocalizzazione e realtà virtuale

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