Publishing Trends: le tendenze dell’editoria

Siamo giunti a metà anno ed è ora di fare bilanci su “ebook, editoria & dintorni”. Ma non partiremo da numeri e dati, a volte sciorinati in Rete a sproposito e poco contestualizzati al mercato italiano. Vogliamo riprendere invece, proprio per un confronto con l’editoria di casa, i publishing trends proposti (si badi bene) alla vigilia d’inizio 2013 da Larry Norton, vicepresidente di INscribe Digital. Si tratta di prospettive su cui i distributori in Italia si stanno in parte soffermando, ma a nostro giudizio non pare invece siano consapevolmente affrontate dagli editori, che ancora temporeggiano nell’idea forse che l’onda digitale possa ritornare indietro per un miracolistico “effetto risacca”.

Editori e distributori devono affrontare, secondo Larry Norton, alcune sfide importanti, se vogliono vendere più ebook.

Ecco quindi le tendenze che – se pure in Italia non sono state fino a ora al centro dell’attenzione editoriale per questo primo semestre 2013 – devono essere monitorate e magari diventare imperativi su cui lavorare (e non dica poi qualche editore che non ve lo avevamo detto in tempo utile!).

Metadata 2.0: Gli editori tradizionali nel passaggio al digitale si preoccupano ancora troppo poco della metadatazione. Personalizzare i metadati è invece una grande opportunità, importante sia per il rivenditore sia per il lettore comune. Dalla metadatazione dipende la rintracciabilità in Rete dei contenuti. Gli editori sono chiamati a destinare risorse affinché i file di metadati siano il più possibile curati e ottimizzati, perché dalla metadatazione nascono nuove opportunità di vendita.

Conflitto di canale: Il commercio on line aprirà nuove sfide di canale per il mondo editoriale. I retailer on line stanno espandendo la loro presenza a livello internazionale, e per gli editori questo rappresenta un’ulteriore complicazione (gestione dei diritti d’autore, valute, questioni fiscali, prezzi d’agenzia, date di rilascio e coordinamento con gli editori di stampa locali). Il cambiamento in atto porta nuovi modelli di business, ma tutti da tarare, si pensi agli autori che vendono direttamente dal loro sito web, ai titoli in abbonamento, oppure agli ebook distribuiti gratuitamente. Il «conflitto di canale» – intendendo con questo termine un sistema che si trova ad affrontare i conflitti tra distribuzione tradizionale in libreria ed e-commerce, tra agenzie del territorio e librerie on line e così via – aumenterà. Gli editori sono chiamati a sperimentare nuovi modelli di business.

Pro-Marketing: Larry Norton stesso si scusa per l’uso di questo neologismo, ma produzione e marketing saranno sempre più congiunti. Gli editori nel pensare il marketing dovranno legarlo a tattiche ed esperimenti creativi di comunicazione, che massimizzino anche i contenuti dei siti web. Le campagne vincenti di marketing saranno quelle ideate utilizzando i social media e comunicando direttamente con i propri consumatori. Insomma, i flussi di lavoro dovranno prevedere una «pro-marketing», cioè una produzione interconnessa al marketing e alla commercializzazione.

Ecco i publishing trends con cui confrontarci per capire come editori o come distributori verso quale direzione ci avvia la nostra strategia editoriale. Allora, siete sulla buona strada?

Fonte: publishingtrends.com

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2 Comments

  1. mi perdonino per il solito luogo comune: qui in Italia, succederà che gli editori continueranno a fare cartello, a usare la SIAE come scudo sbrindellato contro ogni innovazione nelle voci sopracitate, a contare sui santi in Parlamento per dopare il mercato, salvo poi avvicinare le loro aziende al tracollo e darci dentro con le fusioni con gli editori stranieri per un tozzo di pane, dimodoché alla fine sì che i nuovi modelli saranno adottati, ma solo perché il management sarà in mano al Mr. Stranger di turno con le relative leggi. E NON E’ un caso che a tuttoria siamo felicemente indietro come dei gamberoni.

    • la penso esattamente come te, ho risolto comprando e leggendo da UK o USA in lingua inglese ovviamente.
      Anche li il mercato èbook non è proprio perfetto ma comunque un po’ più libero rispetto all’italia