Ruzzle e Wordament: giochi di parole in app (da domani smetto, davvero)

Al principio furono Paroliere e Scarabeo, primi giochi a manipolare le lettere dell’alfabeto allo scopo di sconfiggere l’avversario a suon di parole. Oggi la forza centrifuga del web detta nuove leggi, nuove modalità, ma ruba gli schemi alla dimensione ludica del passato: anziché formare parole con tasselli o dadi basta passare il dito su di uno schermo touchscreen che riproduce una griglia quattro per quattro con delle lettere disegnate sopra.

Lotta uno contro uno, sfida tra singolo e molti, miglior punteggio e minor tempo impiegato: queste le regole chiave di Ruzzle e Wordament, due games app che stanno spopolando.

Ruzzle “gira” su iOS e Android (in versione “base” gratuita e in quella a pagamento con dei plus a disposizione). Recentemente, però, è stata distribuita una versione per Kindle Fire, mentre è in fase di sviluppo anche quella per Windows Phone.

Wordament, pubblicata già in passato per Windows Phone, è ora disponibile anche per  iOS, Windows 8, ed esiste anche in versione Web (da utilizzare sul PC).

Le caratteristiche base delle due applicazioni sono praticamente identiche, esistono comunque delle differenze importanti.

Un layout di Ruzzle.

Ruzzle, sviluppata da Mag Interactive nel 2012, ha un meccanismo piuttosto semplice: le partite, divise in tre round da due minuti ciascuno, si svolgono solamente online, 1 contro 1 con avversari trovati casualmente tramite un sistema di matchmaking automatizzato  oppure – e questo è l’aspetto che probabilmente ha avuto maggiore peso nel processo di diffusione del gioco – sfruttando i propri account Facebook e Twitter per sfidare i contatti/follower personali, favorendo così l’aspetto social del gioco.

In più, Ruzzle dà anche la possibilità di creare un proprio avatar e di comunicare, tramite una chat, con gli sfidanti.

Sul fronte opposto troviamo l’offerta di Microsoft Studios che con il suo Wordament lancia un bel guanto di sfida. Stesso meccanismo, diversa modalità di partecipazione: si gioca sempre online ma lo sfidante non è unico, anzi, ci si scontra con una moltitudine di “nemici per gioco” che visualizzano contemporaneamente lo stesso schema di lettere. A ogni fine round sarà disponibile una classifica, migliorabile di partita in partita, che concorrerà a farci scalare la vetta del successo nella battaglia del tutti contro tutti.

Altra novità rispetto all’antagonista di Mag Interactive è la possibilità di ruotare la tabella durante il gioco per cercare nuove combinazioni.

Caratterizzato da una veste grafica più essenziale, Wordament sembra giocarsi bene la carta “lessicale”: il suo vocabolario appare estremamente curato e disponibile per un numero maggiore di lingue, circa 39 (la versione italiana è stata rilasciata nel giugno del 2012). Ruzzle, di contro, ricalca le 86 mila parole (e le varie declinazioni di ognuna) dell’italianissimo vocabolario Zingarelli (edito da Zanichelli).

Un layout di Wordament.

In Wordament inoltre non è passata inosservata, soprattutto all’interno della comunità dei gamer più appassionati, la possibilità di utilizzare il proprio account Xbox Live allo scopo di sbloccare numerosi achievement (un sistema di punteggio per  “obiettivi” legato al mondo Xbox360 di Microsoft).

A questo punto la domanda è: possono due semplici discendenti dei giochi da tavolo movimentare una tale mole di seguaci e trasformarli, attraverso la sottile arma della dipendenza, in giocatori incalliti?

Si stima che nel solo 2012 Ruzzle abbia mietuto più di undici milioni di “vittime”. Mentre nel novembre del 2012 il sito ufficiale di Wordament segnalava il traguardo di un milione di download, e solo su Windows Phone.

Tanti sono, infatti, gli utenti che fino ad oggi hanno scaricato le due applicazioni e che ormai non possono più fare a meno di giocare, anche solo per qualche minuto al giorno: durante la pausa pranzo, in tram, la sera prima di andare a dormire (anziché leggere un buon libro, sigh!) e, tenetevi forte, persino alla toilette!

Ho quindi navigato in Rete per conoscere l’opinione dei più al riguardo e ho scoperto un mondo: blog interamente dedicati alle due applicazioni, pagine web che danno suggerimenti per  vincere con schemi di gioco, altre che parlano di vere e proprie app (come RuzzleSolver o Cheater for Ruzzle) create per “estorcere” suggerimenti sulle parole da inserire, favorendo così il giocatore… insomma, una vera e propria giungla impazzita.

Parlando di dipendenza, poi, Panorama.it ha recentemente stilato un divertente (quanto inquietantemente veritiero) decalogo del perfetto addicted da Ruzzle e su moltissimi blog si leggono commenti dalla fraintendibile comicità: Claudia R., per esempio, scrive: «Ieri ero a una festa. Circa 15 persone di cui in un momento “morto” in 12 erano diventati automi con i loro smartphone».

L’unico conforto sembra provenire dal fatto che nonostante queste app siano fonte di dipendenza non si tratti di quella ben più pericolosa dei giochi d’azzardo (che ora insidiano anche on line), basati certo sulla sfida, sull’alea, ma in grado di condurci in una spirale che dilapida patrimoni e rovina famiglie.

C’è addirittura chi suggerisce che app come Ruzzle e Wordament possano essere fonte di accrescimento culturale, grazie al fatto che estendono le nostre conoscenze lessicali e ci fanno scoprire nuove parole (a patto, però, che alla fine del gioco le si vada a ricercare sul vocabolario per conoscerne il significato e l’uso).

Spinto dalla curiosità e per «il bene della ricerca» sui presunti effetti dei due neo-Parolieri, ho voluto provare per voi… e gli effetti sono stati una follia galoppante, un aumento inspiegabile e immotivato di competitività verso qualcuno che neanche puoi vedere e, infine, quella che definirei «ansia da prestazione alfabetica». Un mix dal quale è stato difficile tirarsi fuori.

A tutto questo si è aggiunta la complicanza di un solo iPad a disposizione in casa: è stata la punta dell’iceberg  che mi ha condotto alla lotta serrata contro coinquiline agguerrite, competitive e non disposte – come me d’altronde – a cedere il passo. Insomma una guerra nella guerra, dalla quale sono uscito vivo ma barcollante!

Se disintossicarsi è stato facile? Diciamo che la mia natura pacifista mi ha aiutato: non volendo più combattere per ottenere un turno di gioco, il mio interesse si è affievolito poco a poco… sono questi i momenti in cui sono grato di non avere a disposizione troppa tecnologia avanzata!

A tutti quelli che invece si circondano di dispositivi di ogni genere e che quindi sono, diciamo così, “meno fortunati di me”, non posso far altro che augurare una pronta guarigione, nella speranza di sentirli dire presto: «Ciao, sono X, e sono “sobrio” da Ruzzle da almeno 24 ore».

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3 Comments

  1. elena asteggiano says:

    guarda, riccardo, Wordament non l’ho provato perché sono in ambiente Android, ma ti assicuro che per diventare addicted mi è bastato Ruzzle! hai presente prosciugare nel giro di una settimana 1G per la navigazione su smartphone: ecco, c’est moi! ;-)
    e almeno vincessi, ma sono pure d e c i s a m e n t e scarsa. (non riuscirete a sfidarmi perché gioco sotto nickname e non ve lo rivelerò giammai)

    • Riccardo Gagliano says:

      Cara Elena, non avevo dubbi. Una volta entrata nel vortice, ad ogni partita ci si accanisce un po’ di più…non oso sfidarti…sono già in fase avanzata di riabilitazione!:-)

  2. io sono riuscito a disintossicarmi… forse perche’ i giochi dopo un po’ mi stufano tutti… mi sono anche disintossicato da angry birds…