Salone Libro: riaprire il dibattito su scuola e libri digitali

Il presente “guest post” raccoglie alcune riflessioni scaturite da uno degli incontri della sezione Professionali al Salone del Libro di Torino: Editoria scolastica: creatività e progetto. Il libro, la struttura di un’idea. Le propone sul nostro blog Daniela Fusi, agente rappresentante di libri scolastici.

 

In un’affollata sala Business al Salone del Libro di Torino, si è svolto venerdì 17 un incontro tra rappresentanti degli editori, Anarpe (Associazione agenti editoriali), autori di libri di testo e associazioni dei genitori per confrontarsi sul futuro del libro di testo dopo il decreto Profumo che, a partire dall’anno scolastico 2014-15, ne limita l’utilizzo in versione cartacea per spostarne gran parte dei contenuti on line, rendendoli così fruibili a insegnanti e allievi su tablet o pc.
Quella che si presenta come una rivoluzione si presta a innumerevoli spunti di dibattito, che coinvolgono l’occupazione degli addetti alla filiera, i costi e i risparmi delle famiglie e delle scuole, la diversa didattica che si impone attraverso l’uso delle nuove tecnologie.
Gli editori hanno già da anni modificato l’offerta didattica, infatti già dal 2009 il Miur ha imposto l’integrazione dei contenuti a stampa con approfondimenti ed espansioni sul web. Alcuni editori sono in prima linea nello sperimentare e rendere fruibili le ampie possibilità della tecnologia. Anche perché, come sempre, il Ministero detta i regolamenti ma sorvola sui metodi, lasciando di fatto a editori e insegnanti il difficile compito di educare attraverso internet. Questo comporta investimenti importanti, mentre le vendite dei libri tradizionali sono in calo e tutta la filiera ovviamente ne risente in termini di perdite sostanziali di posti di lavoro.

Libri scaricabili, in pdf statico o interattivi, integrati da contenuti audio e video, leggibili e modificabili rispetto a esigenze di didattica inclusiva (DSA, disabilità, alunni stranieri), piattaforme digitali con possibilità di inserire contenuti e classi virtuali, tutto questo è di fatto già fruibile ma in realtà gli studenti – destinatari di questa rivoluzione – ne fanno un uso ancora molto limitato. «Prendere un libro di testo e spostarlo nel computer», questa è la teoria semplicistica e francamente grezza sostenuta da Profumo. La fine di libri, quaderni, penne, zaini pesanti. Una teoria che non può non incontrare l’interesse e il favore di molti. Altro è chiedersi che cosa mettere nel computer, vista la pressoché infinita capacità di memoria, e come insegnare a scrivere, a riflettere, a memorizzare nel XXI secolo.

La parola più spesso ripetuta nel corso del dibattito è stata: gradualità. Tutti sono infatti concordi nell’affermare che sia insegnanti sia famiglie non sono ancora in grado di padroneggiare adeguatamente l’offerta digitale, e che è fondamentale non confondere lo strumento con lo scopo.
Il rapporto tra allievo e insegnante, l’educazione alla vita che ne deve scaturire, questo è lo scopo primario della scuola. Insegnanti ignorati e sottopagati, scarsamente formati e informati oggi si interrogano sulla mancanza di motivazione dei ragazzi nei confronti dello studio. La collaborazione tra scuola e famiglia è saltata e ci si accusa a vicenda dei sempre più frequenti fallimenti scolastici. Sono problemi che nessuno strumento digitale potrà mai risolvere. È al contrario evidente quanto internet, social e sms allontanino di fatto i giovani da ogni rapporto emotivo e profondo con l’altro e da una ricerca di sé che è la base dell’apprendimento consapevole e duraturo.

Da decenni il dibattito sui libri di scuola si limita ogni settembre a infuocati articoli di giornale sul drammatico costo dei libri di testo. L’accusa di genitori e insegnanti agli editori è di riproporre sempre lo stesso spropositato e costoso numero di pagine, variando la copertina per garantirsi la vendita del nuovo. La risposta degli editori è che per i ragazzi non si lesina su jeans firmati, iPad o smartphone, ma sui libri di testo si fa polemica. Entrambe le tesi hanno le loro ragioni, quello che accade in realtà è che il dibattito si ferma qui.

Quanto ai costi, se il corredo cartaceo rappresenta un costo pesante per le famiglie (più che mai in tempo di crisi), è semplicistico affermare che il tablet rappresenti un risparmio. Strumento, connessioni, aggiornamenti, cadute accidentali e rischio di furti rendono i tablet un costo continuo e alla lunga superiore alla dotazione libraria classica. Senza contare che strutturalmente le scuole non sono ancora in grado di garantire la connessione wifi in tutte le aule.

Oltre al ruolo svolto dagli insegnanti, va riconosciuto che se nel nostro Paese qualcuno si occupa di formazione e didattica, di avvicinare attraverso il libro di testo allievi e insegnanti a contenuti e competenze che nei programmi ministeriali sono solo enunciati, questo qualcuno sono proprio gli autori e gli editori che producono i testi e gli agenti che capillarmente informano i docenti. Ora, la sfida è addomesticare le infinite possibilità della tecnologia entro i territori di ciò che si deve o non si deve insegnare, come colmare l’abissale differenza tra imparare e fare “copiaincolla”; formando intanto una classe docente che non debba come sempre improvvisare e far da sé e fornendo strutture e supporti adeguati.

È sperabile che l’incontro al Salone del Libro sia l’inizio di un dialogo tra parti che non devono essere tra loro in contrapposizione, ma invece confrontarsi e collaborare per individuare le nuove strategie educative, riconoscendo il merito e la giusta retribuzione di chi scrive, produce e divulga cultura e competenze, siano tali contenuti di carta o “sulla nuvola”, ma tenendo sempre ben presente che ne va del futuro dei figli di tutti, quindi del nostro Paese.

 

Daniela Fusi lavora nella filiera del libro scolastico come agente rappresentante.

.

Tags: , ,
Trovato questo articolo interessante?
Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook o semplicemente premi "+1" per suggerire questo risultato nelle ricerche di Google. Diffondere contenuti che trovi interessanti aiuta questo blog a crescere. Grazie!

6 Comments

  1. è notizia appena uscita che AIE ha presentato ricorso al TAR contro il decreto Profumo che rende obbligatori per l’anno 2014-15 i libri di testo formato ebook e abbatte del 20-30% i tetti di spesa adozionali
    http://tinyurl.com/q8oy7s2

  2. Ciao a tutti,
    a questo punto bisognerebbe impugnare tutte le adozioni non a norma secondo la L. 4/2004 e il D.M. 30 aprile 2008.
    Mah!
    Iacopo

  3. Non concordo su qualche affermazione un po’ “azzardata” di queto articolo, prima fra tutti che tutto questo (“Libri scaricabili, in pdf statico o interattivi, integrati da contenuti audio e video, leggibili e modificabili rispetto a esigenze di didattica inclusiva (DSA, disabilità, alunni stranieri), piattaforme digitali con possibilità di inserire contenuti e classi virtuali”) sia già fruibile. Ma dove? Di che materiali stiamo parlando? E di quali circuiti? Che le scuole siano fuori legge nel momento in cui adottano un libro di testo non accessibile è cosa che io e qualche altra mosca bianca continua a ripetere da qualche anno (ve lo ricordate questo http://tinyurl.com/77w9t68 ? Per tacere dell’articolo pubblicato su questo blog all’inizio del 2013). La legge Stanca è del 2004 e i decreti attuativi del 2008. Siamo nel 2013. Dov’è la sorpresa? Con l’escamotage dei libri misti si è riusciti a cambiare tutto per non cambiare niente ma il decreto Profumo ha semplicemente ripristinato la legalità. Mi auguro che questo venga chiarito al più presto!

    • Daniela Fusi says:

      Rispetto ai contenuti accessibili on line per allievi disabili o portatori di DSA, non ho specificato che tali contenuti non sono gratuiti (così come non lo sono i libri digitali per i normodotati), ma mi sembra che il contesto sia diverso. Un conto è parlare di accessibilità garantita e gratuita presso le scuole, un conto è parlare di libri di testo digitali, comunque a pagamento, per tutti.

  4. Ciao Maria Grazia, no, non tacerlo l’articolo a tua firma pubblicato sul nostro blog, eccolo

    http://www.ebookreaderitalia.com/testi-digitali-a-scuola-questaccessibilita-non-sha-da-fare/

    Come vedi dall’azione di ricorso al TAR da parte dell’Associazione italiana editori lo scenario italiano non si discosta affatto da quanto prefiguravi in quel post.

  5. Pingback: Selezione letture estive 2013: i guest post | eBookReader Italia