Tablet in classe: sicuri di sostituire così il computer?

La scuola italiana è approdata (o, meglio, può essere approdi prima o poi) ai libri di testo digitali per via di imposizione di legge (art. 15 della Legge 133 del 6 agosto 2008). Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo recentemente ha parlato di tablet in classe per lo studio e i libri.

Vi sono case editrici “nate 100per100 digitali” che hanno loro visioni in merito. Il nostro primo “guest post” dell’anno dà voce a chi sui libri di testo digitali fa una proposta che è anche una scommessa, Noa Carpignano di BBN Editrice.

Non sono mai entrata nel merito dei supporti (ereader o tablet) e dei formati. Solo nei confronti dei DRM ho lanciato qualche anatema, ma la questione dell’hardware non mi ha mai coinvolta. Noi di BBN infatti abbiamo scelto di continuare a lavorare pensando ai testi digitali per le scuole come a testi diversi da quelli che stavano diventando gli ebook, e pensando di utilizzare qualsiasi formato utile alla didattica purché in qualche modo accessibile (accessibilità richiesta anche dalla normativa per l’adozione dei testi scolastici).
I nostri testi sono quindi stati creati per vivere in un ambiente, non su un supporto, tutti collegati fra loro in un ambiente didatticoDidaSfera – che è consultabile con un computer, con un tablet, con un ereader, con un cellulare.

L’altro giorno sono stata con mio figlio all’Unieuro per comprare un “vestitino” nuovo all’iPad. E lui si è divertito a connettersi a DidaSfera da tutti i dispositivi messi lì in prova, e a fotografare la videata di ciascuno. Poi li lasciava lì, connessi: “Mamma, così ti fo’ pubblicità”. E mentre giravamo tra quelle meraviglie (carinissimo il Samsung Note), io pensavo: “Speriamo che a scuola non si fermino agli iPad”.
Spero, davvero, che presto ogni studente abbia un tablet (iPad, Samsung… che so, non fa differenza), ma non posso, non voglio, pensare che questi possano sostituire un computer. Specialmente a scuola.

Io vedo mio figlio, che è cresciuto su queste “macchine”: a due anni e mezzo ha fatto il suo primo disegno su Illustrator, a sei anni passava indifferentemente da Mac a Pc e andava a caccia di programmi che potessero girare su entrambi, a 10 ha chiesto di avere un blog, a 11 girava impunemente su Second Life, a 12 impaginava le ricerche su InDesign e ora, che ne ha quasi 13, sta appeso all’iPad con lo stesso spirito con il quale sta davanti al televisore: in piena fase di regressione cognitiva.
Sì, sì, clic qui e clic là, anzi, tap qui e tap là per un minimo di interattività. Ma la passività che consentono questi tablet è preoccupante: l’unica cosa che ha imparato è il numero della mia carta di credito.
Ce li propinano, pacchetto chiuso, ci mettiamo le App, pacchetti chiusi, e buonanotte. E i piccoli hacker non crescono.
Siamo disposti a rinunciare agli studenti smanettoni?

È curioso notare, girando per i forum “alternativi” di cheaters (bot et similia), che la maggior parte dei coders sono ragazzi dell’Est, forse perché non hanno a disposizione troppa pappa pronta, ma devono imparare a cucinarsela.
Io ho sempre detto che bisogna smantellare i laboratori di informatica nelle scuole a favore di aule con i computer, uno per banco. Ora, se si pensa a “studenti ipadmuniti” (a spese di chi?), finirà che i laboratori rimarranno dove sono, utilizzati solo dal docente di informatica, e solo in quelle scuole nelle quali i corsi di studio prevedono la specifica materia. E a casa, visto che non c’è bisogno di un Pc per accedere a Facebook e Skype, tutti rottameranno man mano che invecchiano le ingombranti macchine a favore di un tablet a testa, come i cellulari.
Ci ritroveremo, pensa un po’, con ragazzi che a 18 anni non hanno mai acceso un computer.
Ecco, io penso che il tablet sia uno strumento utile, che la sua sperimentazione in classe dovrebbe essere diffusa, ma non dovrebbe sostituire il computer. E questo perché se avessimo comprato l’iPad anche solo sei mesi prima, mio figlio non avrebbe provato TheBrain, non avrebbe mai chiesto come si crea un plug-in per WordPress e, soprattutto, non avrebbe scoperto Tor.
Tutte queste mie preoccupazioni non hanno senso alcuno, se siamo convinti che i tablet possano sostituire in tempi brevi il computer così come lo conosciamo. Però, in questo caso, altre fosche visioni prendono il loro posto: siamo sicuri di voler lasciare alle multinazionali e ai governi la decisione su che cosa far girare sulle nostre macchinette? Il progetto Palladium, che qualcuno di voi ricorderà, e il trusted computing in generale, hanno oggi altre declinazioni. Siamo sicuri di voler perdere quel poco di libertà sui contenuti che ci siamo in questi anni conquistati? Perché solo lì può portare questa strada, temo.

Noa Carpignano è amministratore e art director di BBN Editrice. (Non mancate di seguirla sul suo blog Currenti calamo).

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29 Comments

  1. Renata Durighello says:

    Noa, condivido moltissime delle tue preoccupazioni. Per esperienza personale o per formazione specifica nel settore, mi sono fatta e mi sto facendo un certo numero di idee in proposito, un po’ come te, del resto. Scelgo di non entrare nel merito delle questioni economiche o politiche che implica una o l’altra scelta.
    A livello generico direi che il tablet è migliore del computer per la lettura del testo, oltre naturalmente, ad essere il mito della portabilità, fisicamente parlando; Il computer invece, dal canto suo, favorisce il lavoro di rielaborazione ed è quindi migliore per le esercitazioni e lo studio attivo. Sarebbe bello poter scegliere lo strumento migliore a seconda delle attività.
    Quello che non sapevo e non avrei mai sospettato se non l’avessi provato sulla mia pelle, invece, è che i distrattori contenuti generalmente nei tablet sono di una potenza subdola ed infida! Ed ecco che i libri digitali restano “chiusi” mentre i polpastrelli indugiano sui vari strumenti di svago. Rilassante, a volte terapeutico, certamente!! Ma … deprimente!
    Anch’io voglio che i piccoli hacker crescano! Come ha fatto mio figlio, dotato di pc e netbock per i viaggi e come non ha fatto e non farà mai, forse per indole personale, la sorella di tre anni minore (una generazione?) dotata di notebook e ipod touch.
    Forse il computer è destinato ad andare in pensione e con lui la generazione di smanettoni dotati di cervello vivace. Se è così dovremo trovare nuove sfide, e per noi intendo noi genitori e noi insegnanti, per le nostre giovani menti.

    • “Forse il computer è destinato ad andare in pensione e con lui la generazione di smanettoni dotati di cervello vivace.”

      no no no no!!!! potrebbe rivolgersi ad altro, un tempo c’erano gli esperti di bricolage, oggi ci sono gli hacker, domani, pc o no, ci sarà qualcosa d’altro! Non voglio esser pensionato anzitempo, ho intenzione di baloccarmi ancora per altri anni!
      Ad ogni modo, i pc non potranno andare in pensione, su qualcosa dovrà pur esser progettato… tutto il resto, no?

    • solo i patetici leggono tablet e traducono ipad. i tablet sono un altra cosa. possessore di tablet pc dal 2004 rido tutte le volte che faccio un meeting con un possessore di ipad, proprio perchè è un pad non ci si può fare quasi nulla. La distinzione quindi tra reader e tablet da voi considerato li trasforma in due secchi che a fronte dei libri che si deve portare uno studente è già un bel vantaggio. 100 euro di reader e la scuola che sceglie quel libro lo paga lo distribuisce gratis ai suoi alunni. formato file non è importante. ai miei tempi una fotocopia a 50 lire ti fotocopiavi quei 3 canti della divina commedia tanto il resto non ti serviva a nulla. Oggi molti dei libri di testo hanno perso il diritto d’autore diventerebbero gratuiti. una buona riflessione.

      • Sì, in effetti non avevo mai riflettuto sul fatto che si potrebbero ricliclare testi scolastici ormai liberi da diritti. Facendo due calcoli rozzi, visto che questi scadono a 70 anni dalla morte dello stesso, possiamo dire che (ammesso che gli autori abbiamo avuto il buon gusto di tirar le cuoia subito dopo aver pubblicato) possiamo utilizzare tutti i libri editi prima della guerra. Qualcuno ne sarebbe felice. Più ragionevolmente, visto che non tutti gli autori sono morti il giorno dopo aver visto stampato il loro testo, e calcolando un’età media di 40 anni alla pubblicazione, direi che per andare sul sicuro dovremmo utizzare testi stampati verso la fine dell’800, primi anni del ’900. Complimenti per l’idea.

        • Uhm a che è età è morto Garibaldi?
          No ma poi studiare sui libri di mio nonno? E cosa mai dovrei apprendere leggendo i libri di mio nonno e poi quelli di mio padre e tutto sommato, visto che ho 50 anni, anche i miei e vedere come cambia la scuola nei secoli.
          Concordo su un fatto, che cambiare i libri ogni anno serve solo a far reggere l’editoria scolastica, ma studiare sui libri di 70 anni fa mi pare, scusate l’espressione, ridicolo.

          M.

      • elena asteggiano says:

        @mirco per libri di testo forse intendevi i classici? sì, si potrebbero ripubblicare in digitale i classici ante-1923 (è la prima data utile che si considera, verificando poi l’effettiva data di morte dell’autore). ma i fuori diritti sono già ampiamente sfruttati da molti editori (per lo più con scarsa cura editoriale, scaricano da liber liber e danno una lettura per riproporli, figurarsi!), hanno una forte concorrenza nelle edizioni digitali gratuite, e non dimentichiamo che a scuola la lettura integrale dei classici non è molto praticata, si segue l’antologia o l’insegnante propone letture e rimanda alla biblioteca.

    • … Grazie al tablet non solo falliranno tutte le case editrici italiane, ma anche le relative aziende italiane e sottolineo italiane che producono i libri in formato cartaceo, verranno cancellati per sempre milioni di posti di lavoro e relative imposte pagate allo stato italiano dalle aziende stesse… (tutti i tablet sul mercato NON sono italiani, ma prodotti in Cina….)… Ovviamente fallendo poi le case editrici si arriverà in un pericoloso punto di non ritorno dove avremo una pseudo cultura massificata e sarà internet a dirci sempre più quello che dobbiamo sapere targettizzando persino la cultura……… Questo fenomeno piano piano ci renderà schiavi di chi indirizza le informazioni in internet…… Prevedo quindi tempi cupi per tutti gli italiani……..SCHIAVI…..

  2. Condivido il punto focale, il tablet non è un pc. E questo dovrebbero capirlo tutti, a cominciare da chi li compra e anche chi li vende.
    Tuttavia faccio notare, da addetto ai lavori, che proprio per questo il livello di flessibilità del tablet è qualcosa di inferiore al PC per sua natura; e proprio per questo possiamo anche concedere che, come non hackeriamo la lavatrice o il televisore (anche lì c’è un sistema a microprocessore, non lo sospettavate, eh?) magari potremmo anche non voler hackerare il tablet.
    Ma non è così. La comunità di sviluppatori c’è, anche grazie alla rivoluzione culturale che è stata l’open source e alla scelta, tutto sommato oculata anche se imperfetta nella sua applicazione, di Google di aprire il codice sorgente di Android. E per questo fioccano le modifiche (“mod”) delle rom dei tablet… Fatevi un giro su Androidiani o su xda-developers.
    Quindi credo che molto sia nella buona volontà del singolo: se tuo figlio non avesse avuto un pc, magari avrebbe comunque “aperto” il tablet, o magari il motorino (l’hacker è uno stato d’essere slegato dall’informatica, non ce lo dimentichiamo), viceversa, conosco moltissimi coetanei che sul commodore 64 invece di programmare in basic o in assembly giocavano e basta… io no, ed oggi son quel che sono, mi ha segnato la vita.

    • Davide Canteri says:

      Mah, come insegnante credo che, considerata anche la “rapidità” con cui le innovazioni vengono recepite dalla scuola, lo strumento che concretamente potrebbe trovar posto nelle aule e negli zaini dei ragazzi è un ereader a colori dallo schermo di adeguate dimensioni, dotato di stilo per gli appunti e wifi. In questo modo si potrebbero finalmente abbandonare i testi scolastici in formato cartaceo, con enorme risparmio per le famiglie, e ammodernare la didattica. Il pc è uno strumento diverso, con altre funzionalità, che a mio parere rimarrà indispensabile nelle scuole. Riguardo i tablet, francamente non ne vedo l’utilità a scuola: non sono fatti per la lettura, per scrivere serve comunque una tastiera (e allora torniamo al pc), per ricercare informazioni o materiali sulla rete si può anche usare l’ereader… potrebbero forse essere utili al prof come registro elettronico portatile.

      • eh, non fai i conti con l’appeal dell’ipad. La maggioranza delle scuole che oggi fa sperimentazione usa quelli, e non possiamo neppure dire che siano i ragazzini ad essere sedotti dalla mela, perché sono scelti e comprati dalla P.A. e ben vengano questi progetti, intendiamoci, non li sto contestando :)

      • elena asteggiano says:

        oppure @davide come dici tu, data “la rapidità con cui le innovazioni vengono recepite dalla scuola”, è più probabile che dopo questo periodo di assestamento tecnologico che in classe vedrà l’indecisione tra l’aula d’informatica, l’iPad, la LIM (uuuh, la Lavagna Interattiva Multimediale, usata spesso tale quale la lavagna di ardesia! ma consumando elettricità), dicevo, dopo che si sarà giunti a un qualche standard tech, magari a scuola si userà un pc portatile con doppio schermo: uno a led per quando usi strumenti, programmi, multimedia e l’altro a inchiostro elettronico per leggere e studiare (proprio l’ereader che dici tu adatto alla lettura prolungata e con possibilità di prendere appunti a mano con lo stylo). era già stato progettato qualcosa del genere ma i costi di un doppio schermo devono attendere tempi migliori.
        cmq se devo dir la mia, pur usando in mobilità spesso l’iPad, a scuola sono per computer a cui affiancare lettore ebook a inchiostro elettronico quando ci sarà a colori (in America parte quest’anno una sperimentazione scolastica e vedremo quando da noi arriverà un ereader soddisfacente: colori + almeno 9.7 pollici, ché lo vogliano o no la didattica si muove su pdf grandezza A4).

  3. Pingback: A scuola di internet | Finzioni

  4. Lingyong Sun says:

    Sicuramente il pc non può essere sostituito, ma è vero anche il contrario. se non avessi avuto uno androgine non sarei riuscito a leggere questo articolo mentre sono in autobus. E per farlo come voglio mi sono dovuto ingegnare parecchio con rss, google reader e instapaper. E anche questo post è scritto da telefono prima di iniziare a lavorare. Il pc rimane lo strumento principale, ma tutti gli altro dispositivi sono un ottimo sostituto,e per moltissime persone è più che sufficiente perché il pc è sovradimensionato rispetto alle loro esigenze.

  5. Penso il centro della discussione sia proprio ciò a cui accenna Noa Carpignani alla fine del suo articolo: siamo sicuri di voler lasciare alle multinazionali e ai governi la decisione su che cosa far girare sulle nostre macchinette?
    Questa potrebbe essere infatti *uno* sviluppo, direi il più naturale, della diffusione dei tablet. Ogni macchina fa girare solo quello che trova in un apposito store, controllato dal creatore del dispositivo. Accanto a questo la consultazione “libera” dei contenuti web. Libera però fino a un certo punto perché, già oggi, Google “prevede” e “indirizza” le nostre ricerca grazie al suo immenso lavoro di profilazione.
    Insomma mi fanno un po’ tenerezza coloro i quali, ancora oggi, hanno una visione salvifica della tecnologia, del progresso, come se tutto fosse positivo o perlomeno neutro (“dipende dall’uso che ne fai”). Insomma il mezzo è anche messaggio, teniamolo a mente.

    • elena asteggiano says:

      Grazie Alessandro per la tua osservazione. In effetti “iPaddizzando” le classi vanno a perdersi tutte quelle sperimentazioni in classe dell’open source. Nella P.A. si stava avviando un processo di configurazione computer con Linux per ridurre l’uso di programmi proprietari, per ridurre costi e sudditanza da licenze costose: ora mi domando che cosa sara’ di tutto cio’, di tanta esperienza, di una cultura Creative Commons.

    • Copio e incollo qui un paio di commenti che sono stati fatti su FB alla condivisione di questo post.
      Antonio e Francesco spero mi perdoneranno, ma erano IMHO troppo interessanti per lasciarli morire sul mio wall:

      Antonio Fini
      ‎Noa dice: “finirà che i laboratori rimarranno dove sono, utilizzati solo dal docente di informatica, e solo in quelle scuole nelle quali i corsi di studio prevedono la specifica materia”.
      Puoi anche declinare al presente perché la situazione è già questa, da sempre.
      Inoltre, l’insegnamento dell’informatica, con la riforma G..(non riesco a scrivere il nome, scusate..), è stato sì esteso ovunque, ma a blocchetti di due ore settimanali, orientate al massimo all’uso di qualche applicativo.
      L’insegnamento della programmazione è pressoché estinto, limitato alle riserve indiane di pochissimi istituti tecnici.

      Francesco Leonetti
      sai Antonio che questo è davvero serio e grave?
      Ragazzi che non sanno neanche buttar giù un algoritmo di ordinamento. Faccio fatica ad esempio a trovare bravi sviluppatori. Proprio non li trovo. Nessuno più vuole programmare, sembra quasi come se si dovesse andare a raccogliere le olive. Ma in realtà è perché nessuno più insegna queste cose a scuola. È un peccato, perché nell’era dell’informazione, chi ha le abilità di elaborare le informazioni, è avvantaggiato. Temo che si tenda più a favorire il consumo dell’informazione, non la sua analisi e rielaborazione critica, anche attraverso sistemi generalisti come una macchina di Turing. Turing sta diventando una lavatrice. Sigh.

      Antonio Fini
      Caro Francesco, e come potresti trovarli?
      E’ passata ormai da anni l’idea che a scuola non si debba affrontare la programmazione, destinata a specialisti da formare all’università.
      E pensare che avevamo in Italia due formidabili “fabbriche” di programmatori: l’ITI (per le applicazioni industriali) e l’ITC indirizzo programmatori per le applicazioni gestionali. Erano entrambe scuole di alto livello, che oltre a informatica fornivano una preparazione eccellente anche, ad esempio, in matematica.
      Ebbene, sono stati entrambi prima snaturati e ultimamente in pratica distrutti: un patrimonio culturale e di competenze gettato al vento…

  6. La mia riflessione di docente: a scuola siamo ancora abituati a usare la penna, che non è solo l’utensile,ma il modo con cui diamo forma ai nostri pensieri.
    Chiedo: a che punto è una tecnologia per la scuola che permetta di scrivere, prendere appunti, fare schizzi, dare corpo ai pensieri in libertà? Forse perchè considero questa una fase di transizione, ma considero la tastiera un limite per tutto questo.

    Uso il pc da tanti anni, lo sto accompagnando alla LIM, ho messo in preventivo un salto tecnologico: ma mi sto ancora chiedendo cosa sia meglio, più efficace, per lavorare, insieme, in classe.

    • Elena Asteggiano says:

      massimo se intendi scrittura su lettori ebook a inchiostro elettronico, non per fare la nostalgica per un dispositivo fuori produzione, ma le possibilità di scrittura sull’iLiad erano davvero avanzate, o meglio adatte per lo studio.
      sui device ultima generazione, che oltrettutto sono con schermi troppo piccoli per studiarci e prendere appunti, è come se si fosse tornati indietro su questo solo aspetto.
      ma devo ancora testare qualcosa da 9 pollici in su che è uscito in europa e USA, poi vi saprò dire.

      • Elena, ti ringrazio della risposta: se ci tieni aggiornato su questi argomenti, ci fai un grosso favore.

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  8. Io più che altro mi preoccupo anche per un’altra cosa.. Quel bambino cresciuto così informatizzato, ha degli altri hobby oltre all’informatica e l’elettronica? a tre anni disegnava su illustrator, ma i pennarelli li usava?
    Perchè davvero ci sono bambini al giorno d’oggi che crescono con pc e nintendo e non disegnano, non leggono più libri per bambini, dei lego non gliene frega più nulla..
    Per carità il computer è utilissimo, il tablet o l’e-reader sono utilissimi e io stessa li uso molto per studiare da quando sono all’università, ma non esistono solo computer e iPad e soprattutto forse non sono del tutto adatti per bambini ancora piccoli..

    Scusate il piccolo sfogo un po’ off topic, ma sono presi i cinque minuti leggendo l’articolo..!

    • Le tue preoccupazioni, Francesca, sono legittime. È vero, ci sono bambini che possono essere assorbiti dalla tecnologia e le conseguenze sono tutte da studiare. Per quanto riguarda Vittorio il problema non si è presentato, i pennarelli li usava e con quelli a spruzzo mi ha tinto anche il gatto :D e la tecnologia è davvero l’ultimo dei suoi interessi: per fortuna sua e per… “sfortuna” nostra, se hai voglia di fare un salto sul suo blog capisci al volo cosa intendo: http://winioio.wordpress.com

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  11. Per me è veramente una PESSIMA idea. E sperando che essendo io un diciassettenne e che dunque la mia posizione abbia un qualche valore in più di quella di un funzionario di novant’anni, l’ho argomentata a dovere in un video: http://www.youtube.com/watch?v=iQvmSNQwQjI :)