Umanistica digitale

Umanesimo e informatica, o meglio metodi informatici applicati alla ricerca storico-artistica e letteraria, sono gli orizzonti di questo “guest post”. A parlare di umanisti in cerca di identità prestati al digitale è per noi Noemi Cuffia, in Rete nota come tazzinadi e scrittrice del romanzo Il metodo della bomba atomica. Noemi ci presenta il libro Umanistica digitale (A. Mondadori, 2014) partendo dalla massima che vuole al mondo due tipologie di spiriti umani: le volpi che perseguono molti fini, spesso disgiunti e contraddittori, e i ricci che riconducono tutto a una visione centrale, a un unico principio che dà forma alla loro vita e alle scelte. Ma nella nostra epoca di bit l’umanista con quale passo procede?

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umanistica_digitale«La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande». Intorno a questo aforisma di Archiloco ruota il senso di questa a dir poco utile e interessante pubblicazione: Umanistica Digitale (anche in ebook). Pubblicato in Italia nel 2014 da Mondadori, è un saggio scritto a dieci mani da Jeffrey Schnapp, Johanna Drucker, Peter Lunenfeld, Todd Presner e Anne Burdick, tutti accademici statunitensi di grande autorevolezza.

Circoscrivere il ruolo delle discipline umanistiche nel Ventunesimo secolo non dev’essere stata impresa facile. Eppure questi cinque studiosi si sono messi al lavoro e hanno realizzato una vera mappa per conoscere un mondo tanto affascinante, quanto complesso. L’aforisma di Archiloco fa da guida concettuale all’intera impresa. Dal momento che l’approccio del testo è squisitamente accademico, ma al tempo stesso di facile fruizione e lettura, ciò che gli autori si sono ripromessi di ipotizzare come obiettivo, per così dire, morale è identificare un possibile modello di studente-umanista dell’oggi ma anche del domani.

Posto che i giovani di oggi, per lo più «nativi digitali», si possano paragonare a un’astuta volpe che ha tante competenze e le sa usare a proprio vantaggio, la domanda di senso è allora: qual è il futuro del riccio? Ovvero, per estendere la metafora, qual è oggi il destino dell’umanista che va in profondità sui temi, che ha un approccio longitudinale alle sue materie di studio e di lavoro, lo studioso di vecchio stampo?

Ebbene, l’Umanistica Digitale può essere una risposta a questa articolata domanda. «I due approcci non si escludono a vicenda. La vera sfida consiste nel dare vita a un ibrido: il ricciovolpe, capace di spaziare in ampiezza, ma anche di scendere in profondità».

Ed è proprio questo “hedgefox”, questo ricciovolpe che stanno diventando – volenti o nolenti – gli addetti ai lavori del variegato mondo dell’editoria, per esempio, ma tutti gli umanisti in generale (o per lo meno quelli che scelgono di osservare il mondo nella sua oggettività).

Questo testo infatti fornisce tutte le informazioni (e anche molto di più) per chi voglia approfondire e scoprire anche come il lavoro culturale, e accademico, di stampo umanistico si coniughi oggi, e in maniera sempre più stretta, al digitale.

«I nuovi strumenti e le piattaforme digitali ci consentono di risolvere problemi accademici di lunga data quando offrono ciò che gli ingegneri definiscono “work around” ovvero soluzioni tampone, provvisorie, che permettono a un sistema, nel suo complesso, di procedere senza porsi troppe domande e senza esigere la perfezione assoluta».

Per circoscrivere il concetto-base del libro, l’Umanistica Digitale fornisce nuove competenze a chi è in possesso di conoscenze umanistiche tradizionali ma sa che del «villaggio globale» non si può più fare a meno, e che anzi in esso si possono ritrovare e amplificare istanze nuove e le più inaspettate possibilità. In tempi, infatti, di tragici tagli all’editoria tradizionale, per esempio, e considerato che nulla si crea e nulla si distrugge, questo saggio offre uno spiraglio, un punto di osservazione privilegiato per affacciarsi a un mondo più ricco di occasioni di attività.

Attraverso poi lo studio di alcuni “Scenari” (così chiamati nel libro) gli autori presentano progetti di alto valore culturale, sociale e intellettuale. Dalla curatela critica di oggetti rituali ebraici nella diaspora alla ricostruzione di un campo profughi afgano che utilizza e ricontestualizza la tecnologia dei giochi di ruolo multiplayer per creare una comunità virtuale e altri lavori di pari valenza, gli esperti forniscono al lettore le più ampie e lodevoli esperienze culturali e umane che si possono osservare in rete.

Man mano che si procede nella lettura, si apprende o si rispolvera (per gli addetti ai lavori o appassionati di web) l’importanza che rivestono da alcuni anni a questa parte le contaminazioni tra digitale e discipline umanistiche e non solo. Umanistica Digitale illustra l’importanza che il web ha rivestito per la società internazionale, dall’introduzione di Twitter nella comunicazione, passando dal citizen journalism ai reportage multimediali, e infine mettendo il lettore di fronte a un mondo nuovo e di una ricchezza espressiva e utilità pratica notevoli.

Uscire dalla «Torre d’avorio» per immergersi nelle potenzialità della rete sarà solo una delle conseguenze che accadranno a lettura ultimata. Quello che più sorprenderà sarà la vastità di un Universo che, passando attraverso big data, realtà aumentata, tag, feedback, crowdsourcing, wikipedia, social media, blog e molti altri termini che stanno entrando sempre più nell’uso comune, ci coinvolge tutti da vicino.

Questo è davvero un ottimo spunto per capire le intersezioni tra istituzioni culturali tradizionali e nuove comunità nate spontaneamente in rete, nonché nuove tecnologie applicate al sapere. Ridefinire i ruoli, i concetti (autorialità, curatela, archivistica ecc.) appare tra queste righe davvero una sfida affascinante. Immancabile lettura sul comodino dei riccivolpe di oggi e di domani.

Una nota preziosa: la sitografia alla fine del saggio è davvero interessante.

Qui il link al blog di Matteo Bittanti, traduttore del libro.

formato a stampa su ibs.it

formato epub con DRM su ibs.it

formato Kindle su Amazon.it

noemi_cuffia.

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Noemi Cuffia per scrivere non beve solo caffè, ma anche acqua naturale. È al suo primo romanzo con Il metodo della bomba atomica (LiberAria Edizioni, 2013).

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