Perché è epocale il decollo di Falcon 9, il primo volo spaziale privato di SpaceX e NASA

 Abbiamo seguito in diretta tv il 30 maggio 2020 il primo volo spaziale con razzo privato ed equipaggio di ente governativo NASA.

SpaceX di Elon Musk è la società di viaggi spaziali dell’imprenditore sudafricano-canadese che molti di noi conoscono per i futuristici voli annunciati in vista di colonie umane sulla Luna e su Marte oppure per l’automobile elettrica Tesla, modello di design e di nuova tecnologia.

 Il Falcon 9 è partito alle 21.22 (ora italiana) da Cape Canaveral (Florida) per lanciare la navetta Crew Dragon verso la Stazione spaziale internazionale (Iss) a 400 chilometri dalla Terra. A bordo i due astronauti Dug Hurley e Bob Behnken, poi arrivati l’indomani verso le 16.16 all’incontro con l’equipaggio già presente nella stazione spaziale formato da Chris Cassidy, della Nasa, e i russi Ivan Vagner e Anatoli Ivanishin.

Una nuova era spaziale da Cape Canaveral

Perché ne parliamo sul nostro blog? Perché è una storia di innovazione che apre una nuova era spaziale per più motivi:

– è il primo passo di voli spaziali gestiti da privati insieme a enti governativi (è infatti una navicella spaziale privata con astronauti della NASA)

– è la riconferma di una nuova strategia di recupero dello “stadio” con motore e serbatoio che non va più disperso dopo che si è staccato dal resto del razzo e della navicella, ma ritorna indietro atterrando in verticale autonomamente su una piattaforma galleggiante nell’Oceano Atlantico allo scopo di essere riutilizzato per altre missioni (centinaia di milioni di dollari non si disintegrano più con il razzo, ma i costi dei voli spaziali diminuiscono)

– è il rilancio del sogno americano dell’uomo sulla Luna, perché dopo 9 anni dai lanci degli Shuttle gli americani sono tornati a partire da Cape Canaveral, rendendo nuovamente centrale quella base, invece che lanciare dal russo Cosmodromo di Baikonur in Kazakistan: anche gli astronauti europei non voleranno più dalla base russa ma da Cape Canaveral

– c’è il contributo anche italiano a questo lancio, perché una delle stazioni di tracking del volo della navicella Crew Dragon è la base dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) Broglio Space Center di Malindi (Kenya)

– è un cambiamento nell’immaginario collettivo intorno al look degli astronauti: non più catafratti in tute rigide, ingombranti, goffe e piene di tubi, ma invece in tute spaziali molto vestibili e comode, e alla rampa di lancio si arriva a bordo della silenziosa bellezza di una vettura Tesla

– è un ulteriore cambiamento nell’immaginario collettivo intorno all’ambient dell’astronave: non più gli angusti e ristretti Soyuz russi, ma invece un’astronave dagli oblò panoramici e con spazi apparentemente di vita quotidiana, poltrone avvolgenti e accoglienti (che, lasciatecelo dire, ci ricordano il “normale” vivere in astronave di Star Trek!).

Attendiamo luglio e il rientro in ammaraggio della capsula Crew Dragon. E nell’attesa, mi raccomando, non siate troppo lunatici.

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